giovedì 31 maggio 2007

Le mie cose...il pavone...ed una favola







Il pavone e la volpe






Tra tutti gli animali della grande foresta il più bello fra tutti era il pavone. Le piume della sua coda maestosa erano variopinte, e all’estremità di quella specie di mantello piumato c’erano dei cerchi variopinti che rendevano l’uccello di una bellezza singolare. Sapendo di essere ammirato da tutti, il pavone era diventato superbo e vanitoso, e credendo di essere superiore a tutti, non aveva più rispetto per nessuno, né dava aiuto a chi glielo chiedeva. Il pavone non si rendeva utile a nessun’altro nella foresta, e se ne andava in giro tutto il giorno per mostrare la sua bellezza a tutti.




Gli altri animali non potevano sopportare l’atteggiamento irriverente e irrispettoso del pavone, e stufi di subire le sue vanterie, non potevano fare altro che evitare di prenderlo in considerazione. Il pavone pensava che gli animali lo evitassero solo perché erano gelosi della sua bellezza, e non riusciva a comprendere che era rimasto davvero solo. Nessuna preoccupazione sfiorava minimamente quel patetico uccello, perché era troppo occupato a rimirarsi e a sfoggiare la sua meravigliosa coda per dar retta agli altri abitanti della foresta.




Un giorno la volpe, infastidita dagli atteggiamenti del pavone, decise di dargli una lezione. La volpe era l’animale più astuto della foresta, ed attirò l’uccello con l’inganno fingendo di adularlo e di ammirarlo. In realtà il suo scopo era ben diverso, ma continuò a fargli tutti quei complimenti mentre si inoltravano nella foresta all’imbrunire. Il pavone era troppo compiaciuto per accorgersi che era quasi notte, e continuava ad aprire la sua coda a ventaglio per mostrarla alla volpe. Quando furono abbastanza lontani dagli altri animali della foresta, la volpe si nascose in una grotta lasciando da solo l’uccello vanitoso. Il pavone era soltanto molto bello, ma non sapeva né volare come gli altri uccelli, né tanto meno difendersi come gli altri animali della foresta. Per poter sopravvivere, ogni animale aveva trovato il modo di mettersi al riparo dagli altri predatori: le scimmie avevano imparato ad arrampicarsi sulle cime più alte degli alberi, le talpe a scavare le gallerie sotto terra, i camaleonti a mimetizzarsi talmente bene da sembrare invisibili, e così anche tutti gli altri avevano aguzzato l’ingegno permettersi in salvo. Il pavone tremava di paura, perché era solo, indifeso, e curandosi solo del suo aspetto non aveva mai pensato a nient’altro, nemmeno a preservare la sua incolumità.




La volpe osservava l’animale impaurito di nascosto, ed era molto divertita oltre che soddisfatta della bella lezione di vita che aveva appena dato al pavone. Quando arrivò l’alba, il pavone era pietrificato dal terrore, e la volpe, uscendo allo scoperto si avvicinò a quello sciagurato. La belezza non era una qualità sufficiente per la sopravvivenza nella foresta, e così è per tutti gli altri esseri viventi. Inoltre, nessuno può vivere senza gli altri, e tanto meno il superbo pavone, che da solo non sapeva far nulla, avrebbe mai potuto fare a meno degli altri animali. Il pavone imparò la lezione, e da quel giorno cominciò a collaborare con gli altri ed a rispettarli. Anche se era ormai troppo tardi per imparare a difendersi da solo, se solo avesse saputo guadagnarsi il rispetto degli altri, forse avrebbe potuto ottenere l’aiuto altrui nel momento del bisogno.




(Rossana Costantino)

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