
Narba, una ragazza pallida come la neve, possedeva una casetta minuscola sulla riva del mare. Non amava il sole, che avrebbe sciupato la pelle bianchissima di cui andava tanto fiera. Quando sedeva sulla spiaggia, si riparava sempre dai raggi del sole con un enorme ombrello.Le altre ragazze, che avevano visi, gambe e braccia abbronzatissimi, ridevano di lei: “Il sole è un buon amico. Perché hai paura di lui? Il sole dà forza, dà bellezza...
”Narba non si lasciava convincere dalle loro parole. Pensavano davvero di essere belle? Non lo erano di sicuro. Erano brutte, bruttissime! I denti splendenti e il bianco degli occhi risaltavano troppo sulle loro facce scure. Quel forte contrasto dava fastidio alla vista.Narba si guardava le mani, con le dita che sembravano morbidi petali bianchi e continuava a difendersi dal sole, che considerava suo nemico. A lei piaceva solo la luna, così pallida, così tranquilla. Nelle notti serene d’estate la ragazza stava a lungo all’aperto, a guardare le stelle che le davano un gran senso di pace. La luna e le stelle non solo rispettavano la sua pelle candida, ma la facevano anche risplendere nel buio della notte. A Narba sembrava di essere una fiamma, una fiamma bianca e serena, destinata a splendere in eterno.Il sole, offeso dal comportamento di Narba, volle vendicarsi e parlò con l’amico vento.
Un giorno, mentre la ragazza dalla pelle color del giglio se ne stava sulla spiaggia, il vento rovesciò e si portò via l’enorme ombrello che le dava riparo. Narba si alzò in piedi stordita. Le sembrò di precipitare in un oceano di fuoco. I suoi occhi azzurri, non abituati alla luce diretta del sole, videro solo fiamme, tante fiamme altissime che coprivano la spiaggia, il cielo e il mare. Si mosse incerta di qua e di là, finché non credette di vedere il suo prezioso ombrello. Si lanciò per afferrarlo, ma cadde in acqua.Si mise a nuotare, sempre più infuriata: “Brutto sole malandrino: perché mi fai questo?”Vide di nuovo il suo ombrello, stavolta più vicino. Con due bracciate riuscì a prenderlo: “ E adesso, sole, cosa fai? Ora posso di nuovo difendermi da te a dai tuoi malefici raggi!”Non l’avesse mai detto! Narba sentì nelle braccia e nelle gambe, che aveva con tanta forza cercato di difendere dal calore del sole, un gran senso di gelo. Non la morte, no: qualcosa di più strano. La ragazza era prigioniera di un nuovo corpo. Spaventata, si lasciò andare in balia delle onde. Il suo corpo e l’ombrello formavano una cosa sola, le sue braccia e le sue gambe erano diventate lunghissime e sottili e lei stava scendendo inesorabilmente verso il fondo del mare. Sentì nostalgia della luce e chiamò, inutilmente, il sole. Un gelido mondo abissale la circondava. Pensò al sole generoso e al piacere di sentirsi calda, ma non c’era più niente da fare: stava scivolando in un mondo di ombra e di gelo...
Solo quando la luce e il calore del sole furono scomparsi anche dalla superficie del mare, lasciando il posto al buio della notte, Narba potè tornare a galla.La luna, tranquilla e luminosa come sempre, la guardò sorridendo: “Narba, ti voglio regalare un po’ della mia luce perché renda più sopportabile il tuo destino nel gelo del fondo del mare. Ogni notte indosserai questa luce per portare con te, negli abissi, la nostalgia delle notti stellate.
”Da allora Narba, trasformata in medusa, si muove nei mari profondi. Di notte brilla di una lucentezza tenue e malinconica, ma neanche la generosità e la gentilezza della luna potranno mai ripagarla del calore del sole a cui ha dovuto rinunciare.

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